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Foram encontradas 40 questões.

2743532 Ano: 2022
Disciplina: Italiano
Banca: Consulplan
Orgão: SEED-PR
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La coesione di un testo è la proprietà che si manifesta precipuamente nella forma di un sistema di reti di collegamenti linguistici tra le frasi, che indicano dipendenze e sintonie interpretative di particolari forme rispetto al co-testo.

(Angela Ferrari, Enciclopedia dell'Italiano, 2010.)

Il termine connettivo indica in linguistica ciascuna delle forme invariabili (congiunzioni, locuzioni, ecc.), che indicano relazioni che strutturano ‘logicamente’ i significati della frase e del testo.

(Angela Ferrari, Enciclopedia dell'Italiano, 2010.)

Nelle frasi sotto mancano i connettivi. Indica, tra le alternative proposte, quella che contiene la sequenza con i connettivi che completano in maniera corretta le frasi.

Rimani a cena con noi (a) devi tornare a casa?

Siamo tutti molto stanchi, (b) è bene che ci prendiamo una vacanza.

Hai scelto tu questo film, (c) non lamentarti!

Sandra e Fancesco sono arrivati (d) il professore potesse accorgersene.

Stefano non si sentiva bene, (e) ha la febbre.

Ho deciso di regalarti i miei videogiochi (f) li usi più di me.

 

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2743531 Ano: 2022
Disciplina: Italiano
Banca: Consulplan
Orgão: SEED-PR
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Nelle seguenti frasi, le parole in neretto possono essere interpretate in senso denotativo (D) o connotativo (C).

a. Manuela ha sempre dovuto portare la croce dei suoi genitori malati.

b. L'uomo è arrivato sulla luna nel 1969.

c. Negli affari Mirko ha sempre avuto un ottimo fiuto.

d. Gli scorpioni hanno un veleno potentissimo.

e. La gioventù è la primavera della vita.

f. La più importante arteria stradale d'Italia è l’Autostrada del Sole.

g. Non credere che quello che dice il professore sia la Bibbia.

Indica la squenza corretta delle parole con senso denotativo (D) o connotativo (C) utilizzate nelle frasi sopra.

 

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2743530 Ano: 2022
Disciplina: Italiano
Banca: Consulplan
Orgão: SEED-PR
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Leggi il sonetto di Cecco Angiolieri (1260-1313) “S'i' fosse foco” e rispondi alle domande.

S'i' fosse foco

S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo;

s’i’ fosse vento, lo tempestarei;

s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;

s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo;

s’i’ fosse papa, serei allor giocondo,

ché tutti cristïani embrigarei;

s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?

a tutti mozzarei lo capo a tondo.

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;

s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:

similemente faria da mi’ madre,

S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,

torrei le donne giovani e leggiadre:

le vecchie e laide lasserei altrui.

Il tema centrale del sonetto, capolavoro della poesia comico-realistica medievale, è:

 

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2743529 Ano: 2022
Disciplina: Italiano
Banca: Consulplan
Orgão: SEED-PR
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Leggi il sonetto di Cecco Angiolieri (1260-1313) “S'i' fosse foco” e rispondi alle domande.

S'i' fosse foco

S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo;

s’i’ fosse vento, lo tempestarei;

s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;

s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo;

s’i’ fosse papa, serei allor giocondo,

ché tutti cristïani embrigarei;

s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?

a tutti mozzarei lo capo a tondo.

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;

s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:

similemente faria da mi’ madre,

S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,

torrei le donne giovani e leggiadre:

le vecchie e laide lasserei altrui.

Tutto il sonetto ha un costrutto sintattico particolare. Si tratta di:

 

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2743528 Ano: 2022
Disciplina: Italiano
Banca: Consulplan
Orgão: SEED-PR
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Leggi il sonetto di Cecco Angiolieri (1260-1313) “S'i' fosse foco” e rispondi alle domande.

S'i' fosse foco

S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo;

s’i’ fosse vento, lo tempestarei;

s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;

s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo;

s’i’ fosse papa, serei allor giocondo,

ché tutti cristïani embrigarei;

s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?

a tutti mozzarei lo capo a tondo.

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;

s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:

similemente faria da mi’ madre,

S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,

torrei le donne giovani e leggiadre:

le vecchie e laide lasserei altrui.

La figura retorica dominante nella poesia è:

 

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2743527 Ano: 2022
Disciplina: Italiano
Banca: Consulplan
Orgão: SEED-PR
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Leggi gli annunci sotto e rispondi alle domande.

Affittasi camera singola a 400mt dall'università. Ammobiliata, letto 1 piazza e mezza, ascensore, parcheggio libero, doppi servizi, lavatrice, doppio congelatore. Via Gissi 22 (dietro locale “BAFFO”). Appartamento di recente costruzione antisismico. Euro 220/230 in base alla camera. Condominio incluso, utenze escluse. Contattare Giovanni 3479159360.

In via Vicenza, nei pressi della della facoltà di economia, affittasi camera a studentesse o lavoratrici. L’appartamento si trova al quarto piano di uno stabile signorile, la stanza è luminosissima e dotata di un grande armadio, internet, ripostiglio e lavatrice. Attualmente occupato da altre due lavoratrici.

Fittasi a studentesse/lavoratrici fuorisede: tre camere singole di cui due molto ampie con accesso alla terrazza al costo mensile di 235 Euro più spese; una più piccola con accesso alla terrazza interna al costo di 185 Euro più spese. Posizione centrale, a 5 minuti a piedi dall’ateneo. Stabile signorile con ascensore. Se interessati, chiamare 3405864100 o 3480323771.

Il termine “fuorisede” è un sostantivo composto. Così come altri composti, il plurale segue una serie di regole, a seconda del suo tipo di composizione. Indica quali sono i plurali delle seguenti aprole composte: nullaosta, malalingua, portafrutta, palcoscenico, cassaforte:

 

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2743526 Ano: 2022
Disciplina: Italiano
Banca: Consulplan
Orgão: SEED-PR
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Leggi gli annunci sotto e rispondi alle domande.

Affittasi camera singola a 400mt dall'università. Ammobiliata, letto 1 piazza e mezza, ascensore, parcheggio libero, doppi servizi, lavatrice, doppio congelatore. Via Gissi 22 (dietro locale “BAFFO”). Appartamento di recente costruzione antisismico. Euro 220/230 in base alla camera. Condominio incluso, utenze escluse. Contattare Giovanni 3479159360.

In via Vicenza, nei pressi della della facoltà di economia, affittasi camera a studentesse o lavoratrici. L’appartamento si trova al quarto piano di uno stabile signorile, la stanza è luminosissima e dotata di un grande armadio, internet, ripostiglio e lavatrice. Attualmente occupato da altre due lavoratrici.

Fittasi a studentesse/lavoratrici fuorisede: tre camere singole di cui due molto ampie con accesso alla terrazza al costo mensile di 235 Euro più spese; una più piccola con accesso alla terrazza interna al costo di 185 Euro più spese. Posizione centrale, a 5 minuti a piedi dall’ateneo. Stabile signorile con ascensore. Se interessati, chiamare 3405864100 o 3480323771.

Il verbo “affittasi” è:

 

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2743525 Ano: 2022
Disciplina: Italiano
Banca: Consulplan
Orgão: SEED-PR
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Leggi gli annunci sotto e rispondi alle domande.

Affittasi camera singola a 400mt dall'università. Ammobiliata, letto 1 piazza e mezza, ascensore, parcheggio libero, doppi servizi, lavatrice, doppio congelatore. Via Gissi 22 (dietro locale “BAFFO”). Appartamento di recente costruzione antisismico. Euro 220/230 in base alla camera. Condominio incluso, utenze escluse. Contattare Giovanni 3479159360.

In via Vicenza, nei pressi della della facoltà di economia, affittasi camera a studentesse o lavoratrici. L’appartamento si trova al quarto piano di uno stabile signorile, la stanza è luminosissima e dotata di un grande armadio, internet, ripostiglio e lavatrice. Attualmente occupato da altre due lavoratrici.

Fittasi a studentesse/lavoratrici fuorisede: tre camere singole di cui due molto ampie con accesso alla terrazza al costo mensile di 235 Euro più spese; una più piccola con accesso alla terrazza interna al costo di 185 Euro più spese. Posizione centrale, a 5 minuti a piedi dall’ateneo. Stabile signorile con ascensore. Se interessati, chiamare 3405864100 o 3480323771.

Segna, tra le alternative sotto, quella corretta:

 

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2743524 Ano: 2022
Disciplina: Italiano
Banca: Consulplan
Orgão: SEED-PR
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Leggi l’articolo sotto e rispondi alle domande.

L’Europa è divisa sul nucleare

Metà paesi lo vogliono e metà no, e la crisi energetica e i progetti di transizione ecologica rendono le divergenze ancora

più gravi.

In questi mesi in cui la crisi energetica sta colpendo tutta Europa (in alcuni casi i prezzi dell’energia sono perfino raddoppiati

in un anno), si sono create notevoli divisioni tra governi ed esperti su come affrontare la carenza di energia, ridurre la dipendenza energetica dell’Europa dall’estero, in particolare dalla Russia, e al tempo stesso rispettare gli obiettivi della transizione ecologica.

Una delle questioni più dibattute riguarda il nucleare, che per alcuni sarebbe la risposta a molti di questi problemi, mentre

per altri sarebbe un investimento nella direzione sbagliata, se non addirittura un rischio.

L’Europa, quando si parla di energia nucleare, è di fatto divisa in due: un gruppo di paesi, tra cui anzitutto la Francia, che

usa il nucleare e che intende aumentare o espandere le sue centrali, in parte anche a causa della crisi energetica; e un altro gruppo che invece ha dismesso decenni fa le sue centrali, come l’Italia, o che lo sta facendo in questi anni, come la Germania.

Il dibattito in Europa attorno al nucleare va avanti da tempo, ma la crisi energetica lo ha reso più attuale e ha inasprito le

rispettive posizioni. Per esempio il presidente francese Emmanuel Macron, che all’inizio del suo mandato era sembrato piuttosto scettico sul nucleare, negli ultimi mesi ha deciso di puntarci risorse e credito politico, annunciando la costruzione di nuove centrali e il potenziamento di quelle vecchie.

In Germania, invece, la decisione di dismettere tutte le centrali nucleari del paese – presa da Angela Merkel nel 2011 dopo

il disastro di Fukushima: le ultime centrali saranno spente entro la fine del 2022 – sta creando grosse discussioni, anche all’interno del governo. Secondo i critici, la Germania dismette le sue centrali nucleari proprio mentre avrebbe bisogno di tutta l’energia disponibile, e si trova a ricorrere a gas e carbone per sopperire alle mancanze.

Anche in Italia, negli ultimi tempi, il dibattito sul nucleare si è molto ravvivato, anche se non ha raggiunto particolari

conclusioni. Le quattro centrali nucleari italiane furono tutte disattivate a partire dal 1986, a seguito di un referendum.

Come ha notato Bloomberg di recente, queste divisioni mettono il continente in una situazione praticamente unica in un

contesto mondiale in cui l’energia nucleare sta avendo una forte crescita. La Cina sta investendo centinaia di miliardi di dollari nel settore, e intende costruire 150 nuovi reattori nei prossimi 15 anni. La Russia sta costruendo nuove centrali sul proprio territorio, e soprattutto è uno dei principali esportatori di tecnologia nucleare nel mondo: le sue aziende stanno lavorando per costruire decine di centrali nucleari all’estero.

Attualmente, in Europa, la situazione della produzione di energia nucleare è divisa quasi perfettamente in due: ci sono 13

paesi che hanno reattori nucleari attivi (Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Spagna, Francia, Ungheria, Paesi Bassi, Romania, Slovenia, Slovacchia, Finlandia e Svezia) e 14 paesi che non producono energia nucleare e che, al massimo, ospitano nel loro paese un singolo reattore per scopi di ricerca (Danimarca, Estonia, Irlanda, Grecia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Austria, Polonia, Portogallo).

Tra questi due schieramenti però la situazione è movimentata – e non priva di polemiche, come avvenuto di recente con

la decisione della Commissione Europea di considerare il nucleare (e il gas naturale) come una fonte d’energia sostenibile.

Belgio, Germania e Spagna pur avendo centrali nucleari hanno deciso negli ultimi anni che le dismetteranno

completamente, seppure con tempistiche differenti: la Germania intende farlo entro il 2022, mentre la Spagna comincerà nel 2027 e terminerà nel 2035. Anche la Svizzera, benché non faccia parte dell’Unione Europea, di recente ha approvato un referendum per dismettere tutte le sue centrali attualmente attive e non costruirne altre.

Nell’altro schieramento, molti dei paesi che già hanno centrali nucleari hanno avviato i lavori per costruirne di nuove, o

stanno approvando progetti per farlo: tra questi Francia, Regno Unito (che non fa più parte dell’Unione), Finlandia e Paesi Bassi.

Ci sono inoltre due paesi, la Polonia e l’Estonia, che al momento non hanno centrali nucleari ma stanno valutando

seriamente progetti per costruirne in futuro: in particolare la Polonia, che ha già individuato il luogo in cui sarà costruito il suo primo reattore: il governo progetta di realizzarne sei in tutto, e di cominciare a produrre energia nucleare entro il 2033.

Ma benché la situazione tra i paesi europei favorevoli e contrari al nucleare sembri più o meno di parità, la produzione di

energia nucleare in Europa è calata costantemente negli ultimi vent’anni, e non soltanto perché vari paesi hanno deciso di dismettere le loro centrali.

Un esempio piuttosto evidente è quello della Francia, che con i suoi 56 reattori genera il 52 per cento di tutta l’energia

nucleare prodotta in Europa. Le infrastrutture nucleari francesi, tuttavia, sono piuttosto vecchie e malandate: EDF, l’azienda statale che le gestisce, è da tempo in crisi, e negli ultimi tempi ben cinque centrali sono state chiuse temporaneamente per riparazioni. Il risultato è che la produzione di energia nucleare francese è ai minimi da decenni: era 430 terawattora nel 2005 ma soltanto 335 terawattora nel 2020, e dovrebbe calare ulteriormente nel 2022 (un terawattora sono un miliardo di kilowattora, che è l’energia che consuma un piccolo asciugacapelli in un’ora, più o meno).

L’Unione Europea, dunque, si trova nel mezzo della peggiore crisi energetica degli ultimi decenni divisa sulla questione del

nucleare, e con la produzione in declino, in un contesto in cui in buona parte del resto del mondo la produzione di energia nucleare è destinata ad aumentare nei prossimi anni. Per alcuni analisti, questo è il frutto di decenni di gravi errori strategici. Come ha titolato Bloomberg: «L’Europa sta perdendo la sua energia nucleare proprio nel momento in cui ne avrebbe più bisogno».

Bisogna considerare, però, che la produzione di energia nucleare richiede investimenti ingenti e tempi lunghi: il nucleare

non potrebbe risolvere l’attuale crisi energetica nemmeno se tutti i governi europei si mettessero d’accordo sul suo sviluppo massiccio. La costruzione da zero di una nuova centrale, infatti, richiede almeno 10 anni, ed enormi investimenti. Se un paese come l’Italia decidesse, per esempio, di ricominciare a produrre energia nucleare, dovrebbe spendere decine di miliardi di euro, e i primi risultati si vedrebbero nel prossimo decennio.

Queste polemiche si inseriscono poi in un dibattito più ampio tra chi considera l’energia nucleare come necessaria per la

transizione ecologica, perché generare energia elettrica nelle centrali nucleari non emette gas serra (produce tuttavia scorie nucleari difficili da gestire) e chi ritiene che, in un momento in cui bisognerebbe puntare tutto sulle rinnovabili, continuare a farci affidamento potrebbe essere controproducente.

Anche in questo caso, i due principali contendenti sono Francia e Germania. Il presidente francese Macron, annunciando

nuovi investimenti nella produzione di energia nucleare, l’ha descritta come uno strumento indispensabile per la transizione energetica: senza nucleare, le rinnovabili da sole non ce la fanno. Anche un altro noto politico francese, il commissario europeo al Mercato interno Thierry Breton, è un sostenitore del nucleare, e ha detto di recente che l’Europa dovrebbe investire nel settore 500 miliardi di euro per soddisfare la sua domanda energetica e al tempo stesso rispettare i requisiti ambientali.

Il governo tedesco, invece, è tra i più agguerriti contro il nucleare, e con i Verdi nella coalizione è decisamente improbabile

che le cose cambino.

La decisione tedesca di dismettere le centrali è spesso presentata come dettata dalla paura che seguì il disastro di

Fukushima, e in parte è certo così. Al tempo stesso, però, vari esperti tedeschi ritengono che eliminare il nucleare sia l’unico modo per valorizzare davvero le energie rinnovabili: da Fukushima in poi, la produzione di energia da fonti rinnovabili in Germania è triplicata, e ora soddisfa circa il 45 per cento del fabbisogno di energia elettrica. «C’è stata una chiara connessione tra l’uscita dal nucleare e l’entrata delle rinnovabili», ha detto all’Economist un’esperta tedesca.

(da Il Post, mercoledì 2 febbraio 2022.)

Nella frase selezionata “ha approvato un referendum per dismettere tutte le sue centrali attualmente attive e non costruirne altre” il valore di ne è:

 

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2743523 Ano: 2022
Disciplina: Italiano
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Leggi l’articolo sotto e rispondi alle domande.

L’Europa è divisa sul nucleare

Metà paesi lo vogliono e metà no, e la crisi energetica e i progetti di transizione ecologica rendono le divergenze ancora

più gravi.

In questi mesi in cui la crisi energetica sta colpendo tutta Europa (in alcuni casi i prezzi dell’energia sono perfino raddoppiati

in un anno), si sono create notevoli divisioni tra governi ed esperti su come affrontare la carenza di energia, ridurre la dipendenza energetica dell’Europa dall’estero, in particolare dalla Russia, e al tempo stesso rispettare gli obiettivi della transizione ecologica.

Una delle questioni più dibattute riguarda il nucleare, che per alcuni sarebbe la risposta a molti di questi problemi, mentre

per altri sarebbe un investimento nella direzione sbagliata, se non addirittura un rischio.

L’Europa, quando si parla di energia nucleare, è di fatto divisa in due: un gruppo di paesi, tra cui anzitutto la Francia, che

usa il nucleare e che intende aumentare o espandere le sue centrali, in parte anche a causa della crisi energetica; e un altro gruppo che invece ha dismesso decenni fa le sue centrali, come l’Italia, o che lo sta facendo in questi anni, come la Germania.

Il dibattito in Europa attorno al nucleare va avanti da tempo, ma la crisi energetica lo ha reso più attuale e ha inasprito le

rispettive posizioni. Per esempio il presidente francese Emmanuel Macron, che all’inizio del suo mandato era sembrato piuttosto scettico sul nucleare, negli ultimi mesi ha deciso di puntarci risorse e credito politico, annunciando la costruzione di nuove centrali e il potenziamento di quelle vecchie.

In Germania, invece, la decisione di dismettere tutte le centrali nucleari del paese – presa da Angela Merkel nel 2011 dopo

il disastro di Fukushima: le ultime centrali saranno spente entro la fine del 2022 – sta creando grosse discussioni, anche all’interno del governo. Secondo i critici, la Germania dismette le sue centrali nucleari proprio mentre avrebbe bisogno di tutta l’energia disponibile, e si trova a ricorrere a gas e carbone per sopperire alle mancanze.

Anche in Italia, negli ultimi tempi, il dibattito sul nucleare si è molto ravvivato, anche se non ha raggiunto particolari

conclusioni. Le quattro centrali nucleari italiane furono tutte disattivate a partire dal 1986, a seguito di un referendum.

Come ha notato Bloomberg di recente, queste divisioni mettono il continente in una situazione praticamente unica in un

contesto mondiale in cui l’energia nucleare sta avendo una forte crescita. La Cina sta investendo centinaia di miliardi di dollari nel settore, e intende costruire 150 nuovi reattori nei prossimi 15 anni. La Russia sta costruendo nuove centrali sul proprio territorio, e soprattutto è uno dei principali esportatori di tecnologia nucleare nel mondo: le sue aziende stanno lavorando per costruire decine di centrali nucleari all’estero.

Attualmente, in Europa, la situazione della produzione di energia nucleare è divisa quasi perfettamente in due: ci sono 13

paesi che hanno reattori nucleari attivi (Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Spagna, Francia, Ungheria, Paesi Bassi, Romania, Slovenia, Slovacchia, Finlandia e Svezia) e 14 paesi che non producono energia nucleare e che, al massimo, ospitano nel loro paese un singolo reattore per scopi di ricerca (Danimarca, Estonia, Irlanda, Grecia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Austria, Polonia, Portogallo).

Tra questi due schieramenti però la situazione è movimentata – e non priva di polemiche, come avvenuto di recente con

la decisione della Commissione Europea di considerare il nucleare (e il gas naturale) come una fonte d’energia sostenibile.

Belgio, Germania e Spagna pur avendo centrali nucleari hanno deciso negli ultimi anni che le dismetteranno

completamente, seppure con tempistiche differenti: la Germania intende farlo entro il 2022, mentre la Spagna comincerà nel 2027 e terminerà nel 2035. Anche la Svizzera, benché non faccia parte dell’Unione Europea, di recente ha approvato un referendum per dismettere tutte le sue centrali attualmente attive e non costruirne altre.

Nell’altro schieramento, molti dei paesi che già hanno centrali nucleari hanno avviato i lavori per costruirne di nuove, o

stanno approvando progetti per farlo: tra questi Francia, Regno Unito (che non fa più parte dell’Unione), Finlandia e Paesi Bassi.

Ci sono inoltre due paesi, la Polonia e l’Estonia, che al momento non hanno centrali nucleari ma stanno valutando

seriamente progetti per costruirne in futuro: in particolare la Polonia, che ha già individuato il luogo in cui sarà costruito il suo primo reattore: il governo progetta di realizzarne sei in tutto, e di cominciare a produrre energia nucleare entro il 2033.

Ma benché la situazione tra i paesi europei favorevoli e contrari al nucleare sembri più o meno di parità, la produzione di

energia nucleare in Europa è calata costantemente negli ultimi vent’anni, e non soltanto perché vari paesi hanno deciso di dismettere le loro centrali.

Un esempio piuttosto evidente è quello della Francia, che con i suoi 56 reattori genera il 52 per cento di tutta l’energia

nucleare prodotta in Europa. Le infrastrutture nucleari francesi, tuttavia, sono piuttosto vecchie e malandate: EDF, l’azienda statale che le gestisce, è da tempo in crisi, e negli ultimi tempi ben cinque centrali sono state chiuse temporaneamente per riparazioni. Il risultato è che la produzione di energia nucleare francese è ai minimi da decenni: era 430 terawattora nel 2005 ma soltanto 335 terawattora nel 2020, e dovrebbe calare ulteriormente nel 2022 (un terawattora sono un miliardo di kilowattora, che è l’energia che consuma un piccolo asciugacapelli in un’ora, più o meno).

L’Unione Europea, dunque, si trova nel mezzo della peggiore crisi energetica degli ultimi decenni divisa sulla questione del

nucleare, e con la produzione in declino, in un contesto in cui in buona parte del resto del mondo la produzione di energia nucleare è destinata ad aumentare nei prossimi anni. Per alcuni analisti, questo è il frutto di decenni di gravi errori strategici. Come ha titolato Bloomberg: «L’Europa sta perdendo la sua energia nucleare proprio nel momento in cui ne avrebbe più bisogno».

Bisogna considerare, però, che la produzione di energia nucleare richiede investimenti ingenti e tempi lunghi: il nucleare

non potrebbe risolvere l’attuale crisi energetica nemmeno se tutti i governi europei si mettessero d’accordo sul suo sviluppo massiccio. La costruzione da zero di una nuova centrale, infatti, richiede almeno 10 anni, ed enormi investimenti. Se un paese come l’Italia decidesse, per esempio, di ricominciare a produrre energia nucleare, dovrebbe spendere decine di miliardi di euro, e i primi risultati si vedrebbero nel prossimo decennio.

Queste polemiche si inseriscono poi in un dibattito più ampio tra chi considera l’energia nucleare come necessaria per la

transizione ecologica, perché generare energia elettrica nelle centrali nucleari non emette gas serra (produce tuttavia scorie nucleari difficili da gestire) e chi ritiene che, in un momento in cui bisognerebbe puntare tutto sulle rinnovabili, continuare a farci affidamento potrebbe essere controproducente.

Anche in questo caso, i due principali contendenti sono Francia e Germania. Il presidente francese Macron, annunciando

nuovi investimenti nella produzione di energia nucleare, l’ha descritta come uno strumento indispensabile per la transizione energetica: senza nucleare, le rinnovabili da sole non ce la fanno. Anche un altro noto politico francese, il commissario europeo al Mercato interno Thierry Breton, è un sostenitore del nucleare, e ha detto di recente che l’Europa dovrebbe investire nel settore 500 miliardi di euro per soddisfare la sua domanda energetica e al tempo stesso rispettare i requisiti ambientali.

Il governo tedesco, invece, è tra i più agguerriti contro il nucleare, e con i Verdi nella coalizione è decisamente improbabile

che le cose cambino.

La decisione tedesca di dismettere le centrali è spesso presentata come dettata dalla paura che seguì il disastro di

Fukushima, e in parte è certo così. Al tempo stesso, però, vari esperti tedeschi ritengono che eliminare il nucleare sia l’unico modo per valorizzare davvero le energie rinnovabili: da Fukushima in poi, la produzione di energia da fonti rinnovabili in Germania è triplicata, e ora soddisfa circa il 45 per cento del fabbisogno di energia elettrica. «C’è stata una chiara connessione tra l’uscita dal nucleare e l’entrata delle rinnovabili», ha detto all’Economist un’esperta tedesca.

(da Il Post, mercoledì 2 febbraio 2022.)

Nella frase selezionata, “un dibattito più ampio tra chi considera l’energia nucleare come necessaria”, tratta dal testo sopra, la parola sottolineata è un pronome:

 

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