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Texto 3:
Canoni di bellezza tra antica Grecia e antica Roma
Il concetto di bellezza ha subito notevoli cambiamenti
nel corso della storia. I suoi canoni sono evoluti con i periodi
storici e i cambiamenti sociali. Ad esempio, l'ideale di
bellezza greca era basato su simmetria, proporzione e
armonia. Lo dimostrano le statue risalenti soprattutto al V
secolo a.C., in cui dee come Afrodite erano rappresentate
con corpi atletici, proporzionati e muscolosi. Una bellezza
naturale, dunque, non artefatta, arricchita dalla gioventù.
Nell'antica Roma si ricevono i canoni di bellezza
maschili e femminili nati nell'antica Grecia, ponendo un
accento maggiore su virilità e potenza maschili. Tuttavia,
questi ideali estetici si accompagnavano anche ad
acconciature elaborate e cosmetici, fattori che oggi
assoceremmo alla bellezza femminile, ma che in passato
erano usati per valorizzare l'aspetto fisico sia delle donne
che degli uomini. Inoltre, tale possibilità evidenziava anche
l'appartenenza a un ceto sociale elevato.
Stefania Leo. Adaptado.
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Texto 2:
Ghostare, ghosting
Chi non ha mai ghostato scagli la prima pietra! Anche
se non lo ammetterete mai, sono quasi sicura che nella
vostra esperienza avete considerato il ghosting uno
strumento utilissimo per eliminare in modo rapido (e
indolore, talvolta) discussioni e problemi. Se vogliamo essere
precisi, per eliminare persone, eliminando per primi voi
stessi. Bizzarro, no?
Dal verbo inglese to ghost, l’espressione ghostare si
configura come un prestito parzialmente adattato, con
l’aggiunta, all’inizio, del suffisso italiano -are. La sua entrata
nella lingua d’uso ha immediatamente scavalcato l’accezione
originaria inglese di ‘infestare’ (un luogo) e ‘muoversi come
un fantasma’ per abbracciare il significato con cui oggi
conosciamo questa parola, ovvero ‘l’azione di interrompere
il rapporto con una persona, ignorando messaggi o
chiamate, in maniera improvvisa e senza dare alcuna
spiegazione’.
In uno studio del 2019 a cura di Rebecca B. Koessler si
parla infatti del ghosting come di una strategia di rottura e
allontanamento senza compassione alcuna. Chi agisce in
questo modo sarebbe incapace di esplicitare il desiderio di
terminare una relazione, trovando più comodo e sicuro
procedere attraverso una mediazione.
Beatrice Cristalli. Adaptado.
Il mio mestiere è quello di scrivere e io lo so bene e da molto tempo. Spero di non essere fraintesa: sul valore di quel che posso scrivere non so nulla. So che scrivere è il mio mestiere. Quando mi metto a scrivere, mi sento straordinariamente a mio agio e mi muovo in un elemento che mi par di conoscere straordinariamente bene: adopero degli strumenti che mi sono noti e familiari e li sento ben fermi nelle mie mani.
Il mio mestiere – Natalia Ginzburg. Adaptado.
De acordo com o texto, avaliar se as afirmativas são certas (C) ou erradas (E) e assinalar a sequência correspondente.
( ) O artigo “lo” faz referência a “tempo”.
( ) “So” é a conjugação do verbo “sapere” no presente do indicativo.
( ) A expressão “nelle mie mani” está no feminino plural.
( ) A palavra “fraintesa” poderia ser substituída pelo sinônimo “sfortunata”.
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Texto 2:
Ghostare, ghosting
Chi non ha mai ghostato scagli la prima pietra! Anche
se non lo ammetterete mai, sono quasi sicura che nella
vostra esperienza avete considerato il ghosting uno
strumento utilissimo per eliminare in modo rapido (e
indolore, talvolta) discussioni e problemi. Se vogliamo essere
precisi, per eliminare persone, eliminando per primi voi
stessi. Bizzarro, no?
Dal verbo inglese to ghost, l’espressione ghostare si
configura come un prestito parzialmente adattato, con
l’aggiunta, all’inizio, del suffisso italiano -are. La sua entrata
nella lingua d’uso ha immediatamente scavalcato l’accezione
originaria inglese di ‘infestare’ (un luogo) e ‘muoversi come
un fantasma’ per abbracciare il significato con cui oggi
conosciamo questa parola, ovvero ‘l’azione di interrompere
il rapporto con una persona, ignorando messaggi o
chiamate, in maniera improvvisa e senza dare alcuna
spiegazione’.
In uno studio del 2019 a cura di Rebecca B. Koessler si
parla infatti del ghosting come di una strategia di rottura e
allontanamento senza compassione alcuna. Chi agisce in
questo modo sarebbe incapace di esplicitare il desiderio di
terminare una relazione, trovando più comodo e sicuro
procedere attraverso una mediazione.
Beatrice Cristalli. Adaptado.
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Texto 2:
Ghostare, ghosting
Chi non ha mai ghostato scagli la prima pietra! Anche
se non lo ammetterete mai, sono quasi sicura che nella
vostra esperienza avete considerato il ghosting uno
strumento utilissimo per eliminare in modo rapido (e
indolore, talvolta) discussioni e problemi. Se vogliamo essere
precisi, per eliminare persone, eliminando per primi voi
stessi. Bizzarro, no?
Dal verbo inglese to ghost, l’espressione ghostare si
configura come un prestito parzialmente adattato, con
l’aggiunta, all’inizio, del suffisso italiano -are. La sua entrata
nella lingua d’uso ha immediatamente scavalcato l’accezione
originaria inglese di ‘infestare’ (un luogo) e ‘muoversi come
un fantasma’ per abbracciare il significato con cui oggi
conosciamo questa parola, ovvero ‘l’azione di interrompere
il rapporto con una persona, ignorando messaggi o
chiamate, in maniera improvvisa e senza dare alcuna
spiegazione’.
In uno studio del 2019 a cura di Rebecca B. Koessler si
parla infatti del ghosting come di una strategia di rottura e
allontanamento senza compassione alcuna. Chi agisce in
questo modo sarebbe incapace di esplicitare il desiderio di
terminare una relazione, trovando più comodo e sicuro
procedere attraverso una mediazione.
Beatrice Cristalli. Adaptado.
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Texto 2:
Ghostare, ghosting
Chi non ha mai ghostato scagli la prima pietra! Anche
se non lo ammetterete mai, sono quasi sicura che nella
vostra esperienza avete considerato il ghosting uno
strumento utilissimo per eliminare in modo rapido (e
indolore, talvolta) discussioni e problemi. Se vogliamo essere
precisi, per eliminare persone, eliminando per primi voi
stessi. Bizzarro, no?
Dal verbo inglese to ghost, l’espressione ghostare si
configura come un prestito parzialmente adattato, con
l’aggiunta, all’inizio, del suffisso italiano -are. La sua entrata
nella lingua d’uso ha immediatamente scavalcato l’accezione
originaria inglese di ‘infestare’ (un luogo) e ‘muoversi come
un fantasma’ per abbracciare il significato con cui oggi
conosciamo questa parola, ovvero ‘l’azione di interrompere
il rapporto con una persona, ignorando messaggi o
chiamate, in maniera improvvisa e senza dare alcuna
spiegazione’.
In uno studio del 2019 a cura di Rebecca B. Koessler si
parla infatti del ghosting come di una strategia di rottura e
allontanamento senza compassione alcuna. Chi agisce in
questo modo sarebbe incapace di esplicitare il desiderio di
terminare una relazione, trovando più comodo e sicuro
procedere attraverso una mediazione.
Beatrice Cristalli. Adaptado.
(1) Significado da expressão ghosting em inglês.
(2) Significado da expressão ghosting em italiano.
(3) Sufixo utilizado para adaptar a expressão ghosting na língua italiana.
(4) O que aponta o estudo de Rebecca B. Koessler sobre o ghosting.
( ) Interromper uma relação com alguém, ignorando mensagens e ligações, sem dar explicações.
( ) “-are”.
( ) Assombrar um lugar e mover-se como um fantasma.
( ) Estratégia de rompimento e distanciamento sem compaixão alguma.
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Texto 1:
Hikikomori
Hikikomori è una parola di origine giapponese composta dai verbi hiku (‘tirare indietro’) e komoru (‘essere dentro’) ed è usata per indicare un giovane o una giovane che sceglie di «condurre una vita tendente all’isolamento, rinchiuso/a nella propria stanza» e intende «comunicare solo virtualmente, mediante la rete telematica e i messaggini da telefono cellulare», come riporta la voce dedicata su Treccani.it.
Ma ci torniamo. A detta degli ultimi studi, come quello condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa, le persone hikikomori sono in continua crescita anche nel nostro Paese: si parla infatti di una fascia temporale precisa di ragazzi e ragazze in età scolastica, ovvero tra i 15 e i 19 anni. La loro condizione è raccontata spesso da report e studi specialistici con l’espressione “ritiro sociale” (in adolescenza), come testimoniano il progetto Sakido, promosso dalla Cooperativa Sociale L’Aquilone, e la pagina dedicata dell’Istituto di Analisi dei Codici Affettivi Il Minotauro, sia con l’immagine della “ribellione silenziosa”, un ossimoro vincente sui media che mette in evidenza le contraddizioni di chi, forse, non ha gli strumenti per elaborare la paura del fallimento e la vergogna che ne consegue, in misura proporzionale al divario percepito tra il mondo reale e il mondo che si era immaginato.
Per questo le persone hikikomori non chiedono aiuto né si aspettano manifestazioni di affetto, né ne sentono il bisogno, vivendo pertanto un’autoreclusione manifesta. Alla lettera, hikikomori significa proprio ‘stare in disparte’, anche se l’isolamento volontario — dalla società, dalla vita, dalle responsabilità — ha un luogo prescelto: la cameretta.
Beatrice Cristalli. Adaptado
Assinalar a alternativa que apresenta um exemplo de oxímoro presente no texto 1.
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Texto 1:
Hikikomori
Hikikomori è una parola di origine giapponese composta dai verbi hiku (‘tirare indietro’) e komoru (‘essere dentro’) ed è usata per indicare un giovane o una giovane che sceglie di «condurre una vita tendente all’isolamento, rinchiuso/a nella propria stanza» e intende «comunicare solo virtualmente, mediante la rete telematica e i messaggini da telefono cellulare», come riporta la voce dedicata su Treccani.it.
Ma ci torniamo. A detta degli ultimi studi, come quello condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa, le persone hikikomori sono in continua crescita anche nel nostro Paese: si parla infatti di una fascia temporale precisa di ragazzi e ragazze in età scolastica, ovvero tra i 15 e i 19 anni. La loro condizione è raccontata spesso da report e studi specialistici con l’espressione “ritiro sociale” (in adolescenza), come testimoniano il progetto Sakido, promosso dalla Cooperativa Sociale L’Aquilone, e la pagina dedicata dell’Istituto di Analisi dei Codici Affettivi Il Minotauro, sia con l’immagine della “ribellione silenziosa”, un ossimoro vincente sui media che mette in evidenza le contraddizioni di chi, forse, non ha gli strumenti per elaborare la paura del fallimento e la vergogna che ne consegue, in misura proporzionale al divario percepito tra il mondo reale e il mondo che si era immaginato.
Per questo le persone hikikomori non chiedono aiuto né si aspettano manifestazioni di affetto, né ne sentono il bisogno, vivendo pertanto un’autoreclusione manifesta. Alla lettera, hikikomori significa proprio ‘stare in disparte’, anche se l’isolamento volontario — dalla società, dalla vita, dalle responsabilità — ha un luogo prescelto: la cameretta.
Beatrice Cristalli. Adaptado
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Texto 1:
Hikikomori
Hikikomori è una parola di origine giapponese composta dai verbi hiku (‘tirare indietro’) e komoru (‘essere dentro’) ed è usata per indicare un giovane o una giovane che sceglie di «condurre una vita tendente all’isolamento, rinchiuso/a nella propria stanza» e intende «comunicare solo virtualmente, mediante la rete telematica e i messaggini da telefono cellulare», come riporta la voce dedicata su Treccani.it.
Ma ci torniamo. A detta degli ultimi studi, come quello condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa, le persone hikikomori sono in continua crescita anche nel nostro Paese: si parla infatti di una fascia temporale precisa di ragazzi e ragazze in età scolastica, ovvero tra i 15 e i 19 anni. La loro condizione è raccontata spesso da report e studi specialistici con l’espressione “ritiro sociale” (in adolescenza), come testimoniano il progetto Sakido, promosso dalla Cooperativa Sociale L’Aquilone, e la pagina dedicata dell’Istituto di Analisi dei Codici Affettivi Il Minotauro, sia con l’immagine della “ribellione silenziosa”, un ossimoro vincente sui media che mette in evidenza le contraddizioni di chi, forse, non ha gli strumenti per elaborare la paura del fallimento e la vergogna che ne consegue, in misura proporzionale al divario percepito tra il mondo reale e il mondo che si era immaginato.
Per questo le persone hikikomori non chiedono aiuto né si aspettano manifestazioni di affetto, né ne sentono il bisogno, vivendo pertanto un’autoreclusione manifesta. Alla lettera, hikikomori significa proprio ‘stare in disparte’, anche se l’isolamento volontario — dalla società, dalla vita, dalle responsabilità — ha un luogo prescelto: la cameretta.
Beatrice Cristalli. Adaptado
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Texto 1:
Hikikomori
Hikikomori è una parola di origine giapponese composta dai verbi hiku (‘tirare indietro’) e komoru (‘essere dentro’) ed è usata per indicare un giovane o una giovane che sceglie di «condurre una vita tendente all’isolamento, rinchiuso/a nella propria stanza» e intende «comunicare solo virtualmente, mediante la rete telematica e i messaggini da telefono cellulare», come riporta la voce dedicata su Treccani.it.
Ma ci torniamo. A detta degli ultimi studi, come quello condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa, le persone hikikomori sono in continua crescita anche nel nostro Paese: si parla infatti di una fascia temporale precisa di ragazzi e ragazze in età scolastica, ovvero tra i 15 e i 19 anni. La loro condizione è raccontata spesso da report e studi specialistici con l’espressione “ritiro sociale” (in adolescenza), come testimoniano il progetto Sakido, promosso dalla Cooperativa Sociale L’Aquilone, e la pagina dedicata dell’Istituto di Analisi dei Codici Affettivi Il Minotauro, sia con l’immagine della “ribellione silenziosa”, un ossimoro vincente sui media che mette in evidenza le contraddizioni di chi, forse, non ha gli strumenti per elaborare la paura del fallimento e la vergogna che ne consegue, in misura proporzionale al divario percepito tra il mondo reale e il mondo che si era immaginato.
Per questo le persone hikikomori non chiedono aiuto né si aspettano manifestazioni di affetto, né ne sentono il bisogno, vivendo pertanto un’autoreclusione manifesta. Alla lettera, hikikomori significa proprio ‘stare in disparte’, anche se l’isolamento volontario — dalla società, dalla vita, dalle responsabilità — ha un luogo prescelto: la cameretta.
Beatrice Cristalli. Adaptado
( ) Hikikomori é uma palavra de origem coreana.
( ) Hikikomori é uma palavra composta por um verbo.
( ) Usa-se o termo hikikomori para indicar um(a) jovem que escolhe viver em isolamento, recluso, comunicando-se apenas de modo virtual, através de aparelhos como o telefone celular.
( ) O sentido literal de hikikomori é “estar à parte”.
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Considerando-se as flexões verbais do tempo presente do modo indicativo na língua italiana, avaliar se as afirmativas são certas (C) ou erradas (E) e assinalar a sequência correspondente.
( ) Giacomo e Andrea si svegliano tardi nei fine settimana.
( ) Marta, finisce il tuo compito e usciamo insieme per un caffè!
( ) A Carlo piacciono leggere romanzi e vuole comprare nuovi libri.
( ) Io salgo sulle scale mentre tu vai a prendere un tè al bar.
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