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Disciplina: Italiano
Banca: Instituto Access
Orgão: Pref. Domingo Martins-ES
La sicurezza nell’uso degli apparecchi telefonici

Dicono che esista una specie di paura a restare disconnessi. Guardiamo sempre il telefonino per capire se la batteria durerà o se c’è abbastanza campo per chattare, per comunicare al mondo che stiamo lavorando, mangiando, dormendo o solo per comunicare le nostre banalità!
Dobbiamo per forza far sapere a tutti se amiamo o soffriamo e vogliamo saperlo anche degli altri. Ma dobbiamo farlo proprio mentre guidiamo? Dobbiamo investire qualcuno sulle strisce per mettere un “mi piace” o per trovare una faccina sulla tastiera?
Fermiamoci un attimo, no? Una telefonata non sempre allunga la vita… A volte la taglia.
(https://www.asaps.it/70487- _la_sicurezza_nell_uso_dei_telefonini_alla_guida.html)
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Disciplina: Italiano
Banca: Instituto Access
Orgão: Pref. Domingo Martins-ES
La sicurezza nell’uso degli apparecchi telefonici

Dicono che esista una specie di paura a restare disconnessi. Guardiamo sempre il telefonino per capire se la batteria durerà o se c’è abbastanza campo per chattare, per comunicare al mondo che stiamo lavorando, mangiando, dormendo o solo per comunicare le nostre banalità!
Dobbiamo per forza far sapere a tutti se amiamo o soffriamo e vogliamo saperlo anche degli altri. Ma dobbiamo farlo proprio mentre guidiamo? Dobbiamo investire qualcuno sulle strisce per mettere un “mi piace” o per trovare una faccina sulla tastiera?
Fermiamoci un attimo, no? Una telefonata non sempre allunga la vita… A volte la taglia.
(https://www.asaps.it/70487- _la_sicurezza_nell_uso_dei_telefonini_alla_guida.html)
I. Le due domande presentate nel secondo paragrafo del testo sono retoriche e servono a far riflettere sull’argomento della campagna.
II. Non è possibile capire la frase “Un messaggio a volte accorcia la vita” senza l’immagine che l’accompagna.
III. L’immagine di un incidente stradale provocato dall’uso del cellulare alla guida ha la funzione di avvertire il pubblico sul pericolo di questa pratica.
IV. Nel testo, le parole “cellulare” e “telefonino” sono sinonime.
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Disciplina: Italiano
Banca: Instituto Access
Orgão: Pref. Domingo Martins-ES

(https://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/gioco-dazzardo-cresce-ancheunder-18-campo-prevenire-o_1429232_11/)
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(https://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/gioco-dazzardo-cresce-ancheunder-18-campo-prevenire-o_1429232_11/)
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Avrai bisogno del seguente testo per rispondere alla domanda.
I dati ci dicono che l’Italia non è il Paese più promettente per i giovani (tanti i talenti che formiamo per poi regalare all’estero) e nemmeno per gli imprenditori. Eppure, esiste chi ha entrambe queste caratteristiche e riesce ad avere successo. Anzi, sono sempre di più gli under 35 che scelgono di gettare il cuore oltre l’ostacolo e provare a lavorare come autonomi.
Perché? Perché se è vero che fare i dipendenti dà certo maggiori garanzie di sicurezza, tra entrate fisse, ferie e malattie pagate, è altrettanto vero che troppo spesso, anche se si è dotati e competenti, lo stipendio è tutt’altro che allettante, le possibilità di crescita scarse e poco meritocratiche, la libertà di espressione pressoché nulla. A fronte di nuove tecnologie e boom digitale, poi, il divario generazionale tra i cosiddetti «boomer» e i più giovani «millennial» o «zeta» si è accentuato, diventando foriero di disallineamenti e disarmonie sul modo di lavorare e sui valori di riferimento comuni.
Secondo una ricerca presentata nel 2021 dall'Osservatorio sulla Felicità (associazione «Ricerca Felicità»), infatti, emerge un significativo disallineamento di valori tra aziende e dipendenti, in particolare giovani. Questi ultimi, rispetto alle generazioni precedenti, sembrano chiedere al lavoro un ruolo diverso, socialmente più significativo e che vada oltre la mera funzione di sostentamento personale. Non solo. L'indagine evidenzia che sono proprio i giovani a non vedere riconosciuti in misura maggiore e adeguata i loro meriti.
Si crea così un panorama dove i talenti, magari dopo un primo periodo in grandi aziende che attraggono con la forza del loro nome, anziché restare e crescere all'interno delle stesse, contribuendo all'innovazione, decidono di cambiare strada. Questo vale soprattutto per quelli con le competenze tecnologiche e una mentalità «nativa digitale»: due plus sempre più richiesti dal mercato e di cui c'è sempre più carenza, ma che bisogna essere disposti a pagare e a valorizzare a prescindere dall'età anagrafica. L'idea a cui molte realtà italiane restano invece ancorate è quella del «a una figura giovane non possiamo dare per principio un dato stipendio», che è un po' lo stesso discorso dello stare obbligatoriamente 8 ore in ufficio anche se si è produttivi e si raggiungono gli obiettivi in 6 ore. Si tratta, come sempre, di un quadro poliedrico e composito che al proprio interno contiene storie e motivazioni diverse tra loro.
Tratto da: https://www.vanityfair.it/mybusiness
Una frase che può riassumere il contenuto della seconda parte del testo è:
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Avrai bisogno del seguente testo per rispondere alla domanda.
I dati ci dicono che l’Italia non è il Paese più promettente per i giovani (tanti i talenti che formiamo per poi regalare all’estero) e nemmeno per gli imprenditori. Eppure, esiste chi ha entrambe queste caratteristiche e riesce ad avere successo. Anzi, sono sempre di più gli under 35 che scelgono di gettare il cuore oltre l’ostacolo e provare a lavorare come autonomi.
Perché? Perché se è vero che fare i dipendenti dà certo maggiori garanzie di sicurezza, tra entrate fisse, ferie e malattie pagate, è altrettanto vero che troppo spesso, anche se si è dotati e competenti, lo stipendio è tutt’altro che allettante, le possibilità di crescita scarse e poco meritocratiche, la libertà di espressione pressoché nulla. A fronte di nuove tecnologie e boom digitale, poi, il divario generazionale tra i cosiddetti «boomer» e i più giovani «millennial» o «zeta» si è accentuato, diventando foriero di disallineamenti e disarmonie sul modo di lavorare e sui valori di riferimento comuni.
Secondo una ricerca presentata nel 2021 dall'Osservatorio sulla Felicità (associazione «Ricerca Felicità»), infatti, emerge un significativo disallineamento di valori tra aziende e dipendenti, in particolare giovani. Questi ultimi, rispetto alle generazioni precedenti, sembrano chiedere al lavoro un ruolo diverso, socialmente più significativo e che vada oltre la mera funzione di sostentamento personale. Non solo. L'indagine evidenzia che sono proprio i giovani a non vedere riconosciuti in misura maggiore e adeguata i loro meriti.
Si crea così un panorama dove i talenti, magari dopo un primo periodo in grandi aziende che attraggono con la forza del loro nome, anziché restare e crescere all'interno delle stesse, contribuendo all'innovazione, decidono di cambiare strada. Questo vale soprattutto per quelli con le competenze tecnologiche e una mentalità «nativa digitale»: due plus sempre più richiesti dal mercato e di cui c'è sempre più carenza, ma che bisogna essere disposti a pagare e a valorizzare a prescindere dall'età anagrafica. L'idea a cui molte realtà italiane restano invece ancorate è quella del «a una figura giovane non possiamo dare per principio un dato stipendio», che è un po' lo stesso discorso dello stare obbligatoriamente 8 ore in ufficio anche se si è produttivi e si raggiungono gli obiettivi in 6 ore. Si tratta, come sempre, di un quadro poliedrico e composito che al proprio interno contiene storie e motivazioni diverse tra loro.
Tratto da: https://www.vanityfair.it/mybusiness
Sui due plus menzionati nel testo e richiesti dal mercato, si può interpretare che:
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