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1625173 Ano: 2013
Disciplina: Italiano
Banca: UFPR
Orgão: PM-PR
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Brasile, le manifestazioni e la torre d’avorio
Mentre esplode la protesta di piazza, le istituzioni brasiliane continuano a rimanere sorprese e senza risposte, senza accorgersi che ciò che accade in Brasile sta succedendo in molte altre parti del mondo.
Frei Betto – Traduzione all’italiano: S. Romagnoli
Le recenti manifestazioni di strada in Brasile hanno sorpreso i governi – dei comuni, degli stati e il governo federale. Le autorità, perplesse, si interrogano: come è possibile? Chi sta dietro tutto questo? Chi li controlla? E reagiscono con l’unica e sciagurata lezione appresa in 21 anni di dittatura: la repressione poliziesca.
Le autorità si barricano nella torre d’avorio. Come se il Brasile fosse un pianeta distante da questo orbe terrestre nel quale dovunque esplodono manifestazioni di strada, da Occupy Wall Street a Piazza Tahrir al Cairo, dalla periferia di Parigi a Piazza Taskim a Istambul.
La domanda “chi ci sarà dietro?” troverebbe una risposta se il governo prestasse attenzione all’ovvio che ha di fronte agli occhi: l’insoddisfazione dei giovani. La stessa insoddisfazione che portò la generazione ora al potere alle manifestazioni studentesche degli anni 60 e alla guerriglia urbana degli anni 70. La stessa insoddisfazione che mobilitò i lavoratori negli scioperi a cavallo tra gli anni 70 e 80 e diede origine al PT, da dieci anni al comando del paese.
La differenza è che allora la polizia infiltrava i suoi agenti nei gruppi dirigenti studenteschi e nei sindacati, partiti e gruppi clandestini e, ottenute le informazioni, agiva preventivamente. Ora la mobilitazione avviene attraverso le reti sociali, che è più difficile controllare (ma non impossibile, come ha dimostrato Snowden, giovane statunitense, rivelando al mondo che l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli USA penetra nei computer di milioni di persone).
Quel che c’è di evidente è che le autorità hanno interrotto tutte le vie di comunicazione con i movimenti sociali, al massimo tollerati, ma mai presi seriamente in considerazione. Dove sono le assemblee politiche che prevedano la partecipazione di leader popolari? E i comitati di gestione? E la Segreteria Nazionale della Gioventù? E l’Unione degli Studenti? E i canali di dialogo con i giovani?
Asserragliato nella torre d’avorio, il governo si stupisce di fronte a ogni nuova manifestazione: di senza terra, di indigeni, di utenti dei trasporti pubblici, di persone scontente dell’inflazione, e perfino di fronte ai fischi alla presidente Dilma, all’apertura della Confederations Cup. Chi non dialoga finisce per isolarsi e chiede repressione, come tutti quelli che si sentono messi alle strette.
E’ ora che le autorità lascino la torre d’avorio, mettano da parte i binocoli puntati sulle elezioni del 2014 e poggino i piedi per terra, sulla realtà. La testa pensa dove poggiano i piedi. E la realtà è la stabilità economica minacciata; la riforma agraria soffocata: le terre indigene invase (dall’agrobusiness e dalle opere sfarzose del governo); l’alleggerimento degli oneri a carico dell’industria automobilistica che prevale sull’investimento pubblico per il trasporto collettivo; la ricattabilità delle autorità con i fondi neri delle imprese private, ecc.
L’ovvio, quindi, è l’assenza di speranze di questi giovani che non sanno ancora come trasformare la propria indignazione e rivolta in proposte e programmi politici.
(Adattato da: <http://temi.repubblica.it/micromega-online/brasile-le-manifestazioni-e-la-torre-d%E2%80%99avorio/>)
Secondo il testo:
 

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1305325 Ano: 2013
Disciplina: Italiano
Banca: UFPR
Orgão: PM-PR
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La vignetta ha come oggetto della satira Mario Monti, presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana fino ad aprile 2013, e il Papa. La battuta del primo personaggio fa capire al lettore che:
Enunciado 1305325-1
 

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1239489 Ano: 2013
Disciplina: Italiano
Banca: UFPR
Orgão: PM-PR
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Brasile, le manifestazioni e la torre d’avorio
Mentre esplode la protesta di piazza, le istituzioni brasiliane continuano a rimanere sorprese e senza risposte, senza accorgersi che ciò che accade in Brasile sta succedendo in molte altre parti del mondo.
Frei Betto – Traduzione all’italiano: S. Romagnoli
Le recenti manifestazioni di strada in Brasile hanno sorpreso i governi – dei comuni, degli stati e il governo federale. Le autorità, perplesse, si interrogano: come è possibile? Chi sta dietro tutto questo? Chi li controlla? E reagiscono con l’unica e sciagurata lezione appresa in 21 anni di dittatura: la repressione poliziesca.
Le autorità si barricano nella torre d’avorio. Come se il Brasile fosse un pianeta distante da questo orbe terrestre nel quale dovunque esplodono manifestazioni di strada, da Occupy Wall Street a Piazza Tahrir al Cairo, dalla periferia di Parigi a Piazza Taskim a Istambul.
La domanda “chi ci sarà dietro?” troverebbe una risposta se il governo prestasse attenzione all’ovvio che ha di fronte agli occhi: l’insoddisfazione dei giovani. La stessa insoddisfazione che portò la generazione ora al potere alle manifestazioni studentesche degli anni 60 e alla guerriglia urbana degli anni 70. La stessa insoddisfazione che mobilitò i lavoratori negli scioperi a cavallo tra gli anni 70 e 80 e diede origine al PT, da dieci anni al comando del paese.
La differenza è che allora la polizia infiltrava i suoi agenti nei gruppi dirigenti studenteschi e nei sindacati, partiti e gruppi clandestini e, ottenute le informazioni, agiva preventivamente. Ora la mobilitazione avviene attraverso le reti sociali, che è più difficile controllare (ma non impossibile, come ha dimostrato Snowden, giovane statunitense, rivelando al mondo che l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli USA penetra nei computer di milioni di persone).
Quel che c’è di evidente è che le autorità hanno interrotto tutte le vie di comunicazione con i movimenti sociali, al massimo tollerati, ma mai presi seriamente in considerazione. Dove sono le assemblee politiche che prevedano la partecipazione di leader popolari? E i comitati di gestione? E la Segreteria Nazionale della Gioventù? E l’Unione degli Studenti? E i canali di dialogo con i giovani?
Asserragliato nella torre d’avorio, il governo si stupisce di fronte a ogni nuova manifestazione: di senza terra, di indigeni, di utenti dei trasporti pubblici, di persone scontente dell’inflazione, e perfino di fronte ai fischi alla presidente Dilma, all’apertura della Confederations Cup. Chi non dialoga finisce per isolarsi e chiede repressione, come tutti quelli che si sentono messi alle strette.
E’ ora che le autorità lascino la torre d’avorio, mettano da parte i binocoli puntati sulle elezioni del 2014 e poggino i piedi per terra, sulla realtà. La testa pensa dove poggiano i piedi. E la realtà è la stabilità economica minacciata; la riforma agraria soffocata: le terre indigene invase (dall’agrobusiness e dalle opere sfarzose del governo); l’alleggerimento degli oneri a carico dell’industria automobilistica che prevale sull’investimento pubblico per il trasporto collettivo; la ricattabilità delle autorità con i fondi neri delle imprese private, ecc.
L’ovvio, quindi, è l’assenza di speranze di questi giovani che non sanno ancora come trasformare la propria indignazione e rivolta in proposte e programmi politici.
(Adattato da: <http://temi.repubblica.it/micromega-online/brasile-le-manifestazioni-e-la-torre-d%E2%80%99avorio/>)
L’espressione “torre d’avorio” è stata utilizzata nel testo come una metafora per indicare che:
 

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1215921 Ano: 2013
Disciplina: Italiano
Banca: UFPR
Orgão: PM-PR
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La vignetta ha come oggetto della satira Mario Monti, presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana fino ad aprile 2013, e il Papa. La battuta del primo personaggio fa capire al lettore che:
Enunciado 1215921-1
Nella battuta del secondo personaggio, la parola “mai” può essere sostituita da quale dei seguenti termini senza modificare il significato della frase?
 

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1201532 Ano: 2013
Disciplina: Italiano
Banca: UFPR
Orgão: PM-PR
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Brasile, le manifestazioni e la torre d’avorio
Mentre esplode la protesta di piazza, le istituzioni brasiliane continuano a rimanere sorprese e senza risposte, senza accorgersi che ciò che accade in Brasile sta succedendo in molte altre parti del mondo.
Frei Betto – Traduzione all’italiano: S. Romagnoli
Le recenti manifestazioni di strada in Brasile hanno sorpreso i governi – dei comuni, degli stati e il governo federale. Le autorità, perplesse, si interrogano: come è possibile? Chi sta dietro tutto questo? Chi li controlla? E reagiscono con l’unica e sciagurata lezione appresa in 21 anni di dittatura: la repressione poliziesca.
Le autorità si barricano nella torre d’avorio. Come se il Brasile fosse un pianeta distante da questo orbe terrestre nel quale dovunque esplodono manifestazioni di strada, da Occupy Wall Street a Piazza Tahrir al Cairo, dalla periferia di Parigi a Piazza Taskim a Istambul.
La domanda “chi ci sarà dietro?” troverebbe una risposta se il governo prestasse attenzione all’ovvio che ha di fronte agli occhi: l’insoddisfazione dei giovani. La stessa insoddisfazione che portò la generazione ora al potere alle manifestazioni studentesche degli anni 60 e alla guerriglia urbana degli anni 70. La stessa insoddisfazione che mobilitò i lavoratori negli scioperi a cavallo tra gli anni 70 e 80 e diede origine al PT, da dieci anni al comando del paese.
La differenza è che allora la polizia infiltrava i suoi agenti nei gruppi dirigenti studenteschi e nei sindacati, partiti e gruppi clandestini e, ottenute le informazioni, agiva preventivamente. Ora la mobilitazione avviene attraverso le reti sociali, che è più difficile controllare (ma non impossibile, come ha dimostrato Snowden, giovane statunitense, rivelando al mondo che l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli USA penetra nei computer di milioni di persona).
Quel che c’è di evidente è che le autorità hanno interrotto tutte le vie di comunicazione con i movimenti sociali, al massimo tollerati, ma mai presi seriamente in considerazione. Dove sono le assemblee politiche che prevedano la partecipazione di leader popolari? E i comitati di gestione? E la Segreteria Nazionale della Gioventù? E l’Unione degli Studenti? E i canali di dialogo con i giovani?
Asserragliato nella torre d’avorio, il governo si stupisce di fronte a ogni nuova manifestazione: di senza terra, di indigeni, di utenti dei trasporti pubblici, di persone scontente dell’inflazione, e perfino di fronte ai fischi alla presidente Dilma, all’apertura della Confederations Cup. Chi non dialoga finisce per isolarsi e chiede repressione, come tutti quelli che si sentono messi alle strette.
E’ ora che le autorità lascino la torre d’avorio, mettano da parte i binocoli puntati sulle elezioni del 2014 e poggino i piedi per terra, sulla realtà. La testa pensa dove poggiano i piedi. E la realtà è la stabilità economica minacciata; la riforma agraria soffocata: le terre indigene invase (dall’agrobusiness e dalle opere sfarzose del governo); l’alleggerimento degli oneri a carico dell’industria automobilistica che prevale sull’investimento pubblico per il trasporto collettivo; la ricattabilità delle autorità con i fondi neri delle imprese private, ecc.
L’ovvio, quindi, è l’assenza di speranze di questi giovani che non sanno ancora come trasformare la propria indignazione e rivolta in proposte e programmi politici.
(Adattato da: <http://temi.repubblica.it/micromega-online/brasile-le-manifestazioni-e-la-torre-d%E2%80%99avorio/>)
Si può dire che il testo ha come obiettivo principale:
 

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1199793 Ano: 2013
Disciplina: Italiano
Banca: UFPR
Orgão: PM-PR
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Brasile, le manifestazioni e la torre d’avorio
Mentre esplode la protesta di piazza, le istituzioni brasiliane continuano a rimanere sorprese e senza risposte, senza accorgersi che ciò che accade in Brasile sta succedendo in molte altre parti del mondo.
Frei Betto – Traduzione all’italiano: S. Romagnoli
Le recenti manifestazioni di strada in Brasile hanno sorpreso i governi – dei comuni, degli stati e il governo federale. Le autorità, perplesse, si interrogano: come è possibile? Chi sta dietro tutto questo? Chi li controlla? E reagiscono con l’unica e sciagurata lezione appresa in 21 anni di dittatura: la repressione poliziesca.
Le autorità si barricano nella torre d’avorio. Come se il Brasile fosse un pianeta distante da questo orbe terrestre nel quale dovunque esplodono manifestazioni di strada, da Occupy Wall Street a Piazza Tahrir al Cairo, dalla periferia di Parigi a Piazza Taskim a Istambul.
La domanda “chi ci sarà dietro?” troverebbe una risposta se il governo prestasse attenzione all’ovvio che ha di fronte agli occhi: l’insoddisfazione dei giovani. La stessa insoddisfazione che portò la generazione ora al potere alle manifestazioni studentesche degli anni 60 e alla guerriglia urbana degli anni 70. La stessa insoddisfazione che mobilitò i lavoratori negli scioperi a cavallo tra gli anni 70 e 80 e diede origine al PT, da dieci anni al comando del paese.
La differenza è che allora la polizia infiltrava i suoi agenti nei gruppi dirigenti studenteschi e nei sindacati, partiti e gruppi clandestini e, ottenute le informazioni, agiva preventivamente. Ora la mobilitazione avviene attraverso le reti sociali, che è più difficile controllare (ma non impossibile, come ha dimostrato Snowden, giovane statunitense, rivelando al mondo che l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli USA penetra nei computer di milioni di persone).
Quel che c’è di evidente è che le autorità hanno interrotto tutte le vie di comunicazione con i movimenti sociali, al massimo tollerati, ma mai presi seriamente in considerazione. Dove sono le assemblee politiche che prevedano la partecipazione di leader popolari? E i comitati di gestione? E la Segreteria Nazionale della Gioventù? E l’Unione degli Studenti? E i canali di dialogo con i giovani?
Asserragliato nella torre d’avorio, il governo si stupisce di fronte a ogni nuova manifestazione: di senza terra, di indigeni, di utenti dei trasporti pubblici, di persone scontente dell’inflazione, e perfino di fronte ai fischi alla presidente Dilma, all’apertura della Confederations Cup. Chi non dialoga finisce per isolarsi e chiede repressione, come tutti quelli che si sentono messi alle strette.
E’ ora che le autorità lascino la torre d’avorio, mettano da parte i binocoli puntati sulle elezioni del 2014 e poggino i piedi per terra, sulla realtà. La testa pensa dove poggiano i piedi. E la realtà è la stabilità economica minacciata; la riforma agraria soffocata: le terre indigene invase (dall’agrobusiness e dalle opere sfarzose del governo); l’alleggerimento degli oneri a carico dell’industria automobilistica che prevale sull’investimento pubblico per il trasporto collettivo; la ricattabilità delle autorità con i fondi neri delle imprese private, ecc.
L’ovvio, quindi, è l’assenza di speranze di questi giovani che non sanno ancora come trasformare la propria indignazione e rivolta in proposte e programmi politici.
(Adattato da: <http://temi.repubblica.it/micromega-online/brasile-le-manifestazioni-e-la-torre-d%E2%80%99avorio/>)
Nel penultimo paragrafo, l’autore suggerisce alcuni problemi che il governo attuale dovrebbe affrontare. In base al testo, quale delle alternative presenta un problema da affrontare in un altro momento?
 

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364544 Ano: 2013
Disciplina: Italiano
Banca: UFPR
Orgão: PM-PR
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Brasile, le manifestazioni e la torre d’avorio
Mentre esplode la protesta di piazza, le istituzioni brasiliane continuano a rimanere sorprese e senza risposte, senza accorgersi che ciò che accade in Brasile sta succedendo in molte altre parti del mondo.
Frei Betto – Traduzione all’italiano: S. Romagnoli
Le recenti manifestazioni di strada in Brasile hanno sorpreso i governi – dei comuni, degli stati e il governo federale. Le autorità, perplesse, si interrogano: come è possibile? Chi sta dietro tutto questo? Chi li controlla? E reagiscono con l’unica e sciagurata lezione appresa in 21 anni di dittatura: la repressione poliziesca.
Le autorità si barricano nella torre d’avorio. Come se il Brasile fosse un pianeta distante da questo orbe terrestre nel quale dovunque esplodono manifestazioni di strada, da Occupy Wall Street a Piazza Tahrir al Cairo, dalla periferia di Parigi a Piazza Taskim a Istambul.
La domanda “chi ci sarà dietro?” troverebbe una risposta se il governo prestasse attenzione all’ovvio che ha di fronte agli occhi: l’insoddisfazione dei giovani. La stessa insoddisfazione che portò la generazione ora al potere alle manifestazioni studentesche degli anni 60 e alla guerriglia urbana degli anni 70. La stessa insoddisfazione che mobilitò i lavoratori negli scioperi a cavallo tra gli anni 70 e 80 e diede origine al PT, da dieci anni al comando del paese.
La differenza è che allora la polizia infiltrava i suoi agenti nei gruppi dirigenti studenteschi e nei sindacati, partiti e gruppi clandestini e, ottenute le informazioni, agiva preventivamente. Ora la mobilitazione avviene attraverso le reti sociali, che è più difficile controllare (ma non impossibile, come ha dimostrato Snowden, giovane statunitense, rivelando al mondo che l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli USA penetra nei computer di milioni di persone).
Quel che c’è di evidente è che le autorità hanno interrotto tutte le vie di comunicazione con i movimenti sociali, al massimo tollerati, ma mai presi seriamente in considerazione. Dove sono le assemblee politiche che prevedano la partecipazione di leader popolari? E i comitati di gestione? E la Segreteria Nazionale della Gioventù? E l’Unione degli Studenti? E i canali di dialogo con i giovani?
Asserragliato nella torre d’avorio, il governo si stupisce di fronte a ogni nuova manifestazione: di senza terra, di indigeni, di utenti dei trasporti pubblici, di persone scontente dell’inflazione, e perfino di fronte ai fischi alla presidente Dilma, all’apertura della Confederations Cup. Chi non dialoga finisce per isolarsi e chiede repressione, come tutti quelli che si sentono messi alle strette.
E’ ora che le autorità lascino la torre d’avorio, mettano da parte i binocoli puntati sulle elezioni del 2014 e poggino i piedi per terra, sulla realtà. La testa pensa dove poggiano i piedi. E la realtà è la stabilità economica minacciata; la riforma agraria soffocata: le terre indigene invase (dall’agrobusiness e dalle opere sfarzose del governo); l’alleggerimento degli oneri a carico dell’industria automobilistica che prevale sull’investimento pubblico per il trasporto collettivo; la ricattabilità delle autorità con i fondi neri delle imprese private, ecc.
L’ovvio, quindi, è l’assenza di speranze di questi giovani che non sanno ancora come trasformare la propria indignazione e rivolta in proposte e programmi politici.
(Adattato da: <http://temi.repubblica.it/micromega-online/brasile-le-manifestazioni-e-la-torre-d%E2%80%99avorio/>)
Nel terzultimo paragrafo, la parola “fischi” può essere intesa in portoghese come:
 

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1613253 Ano: 2011
Disciplina: Italiano
Banca: FCC
Orgão: SEDUC-SP
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Ao tratarem especificamente da “exposição oral”, Schneuwly e Dolz (2004, p. 222) elencam algumas características linguísticas desse gênero, tais como o uso de

 

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1613252 Ano: 2011
Disciplina: Italiano
Banca: FCC
Orgão: SEDUC-SP
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Schneuwly e Dolz (2004, p. 60-61), em obra dedicada aos gêneros orais e escritos na escola, mencionam como exemplos de gêneros orais e escritos:

 

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1613251 Ano: 2011
Disciplina: Italiano
Banca: FCC
Orgão: SEDUC-SP
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Uma das propostas advindas de teóricos da abordagem comunicativa (Almeida Filho, 1998; Widdowson, 1992) é que a língua estrangeira na escola pode ser integrada ao conteúdo de diversas disciplinas do currículo. Essa proposta de ensino, que articula o uso da língua aos conteúdos programáticos, em grande medida

 

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